PRESENTAZIONE RAPPORTO ANNUALE 2012 DI AMNESTY INTERNATIONAL

Il fallimento delle leadership è diventato globale nel 2011, anno in cui i dirigenti politici hanno risposto alle proteste con brutalità o indifferenza. I governi devono dimostrare di possedere una leadership legittima e combattere l’ingiustizia, proteggendo chi è senza potere e limitando l’azione di coloro che ce l’hanno. È giunto il momento di mettere le persone prima delle aziende e i diritti prima dei profitti” ha dichiarato Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia, presentando a Roma, mercoledì 23 maggio, presso la Sala Igea dell'Istituto della Enciclopedia Italiana , l’edizione italiana del 50° Rapporto annuale 2012. 

Il 2011 è stato l’anno delle proteste globali e soprattutto in un mondo, a noi fisicamente molto vicino, la Tunisia, la Libia, l’Egitto, si sono verificati manifestazioni e rivolte con prospettive di grandi chance di cambiamento che però in molti casi non hanno trovato un reale riscontro o hanno visto, per inadeguatezza o interesse, il fallimento delle leadership e il loro mancato intervento. Eclatante il caso dei crimini contro l’umanità con 9.200 persone uccise, decine di migliaia di rifugiati, torturati o imprigionati in Siria, che ricordiamo però essere uno dei principali acquirenti di armi dalla Russia. 

 

Le persone scese in strada per manifestare nel 2011 hanno mostrato che il cambiamento è possibile. Hanno gettato il guanto della sfida ai governi, chiedendo loro di stare dalla parte della giustizia, dell’uguaglianza e della dignità. Hanno fatto vedere che i leader che non rispondono a quelle aspettative non saranno ulteriormente accettati. Dopo un inizio nefasto, il 2012 dev’essere l’anno dell’azione” ha concluso Weise.

Durante la presentazione del Rapporto annuale, Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia ha illustrato sviluppi nella situazione dei diritti umani del 2011 in tutto il mondo.

Il rapporto annuale 2012  documenta restrizioni alla libertà d’espressione in almeno 91 paesi (in diversi paesi dell’Asia e del Pacifico numerosi i casi di blogger, giornalisti, poeti sottoposti a controlli e censure; impedito in Ucraina il primo gay pride) e, in almeno 101 paesi, casi di maltrattamenti e torture, soprattutto nei confronti di persone che avevano preso parte a manifestazioni antigovernative (Cina, Africa sub sahariana, Africa del Nord, Medio Oriente) fino a sfociare in Iran a condanne alla pena di morte.

In America si sono registrati casi di sfruttamento delle risorse umane (Colombia, Brasile) e violenze di genere (America Latina) e nonostante le promesse del Presidente Obama di chiudere la base navale statunitense di Gauntanamo a Cuba ancora continuano ad essere detenuti 171 prigionieri.

Molti paesi continuano  ad emettere (63) e ad eseguire (21, tra cui il Giappone e Singapore) condanne a morte.

Infine Giusi D'Alconzo, Direttrice ufficio campagne e ricerca, ha descritto la situazione dei diritti umani in Italia: l’Italia che in passato ha dimostrato di essere per i rifugiati una seconda madre che protegge, campione di salvataggio in mare, non ha invece impedito, con le politiche di respingimento, soprattutto dal piccolo lembo di terraferma di Lampedusa, la morte di 1500 persone nel Mediterraneo. La pratica del respingimento è stata considerata illegale e andrebbero dunque cancellati gli accordi tecnici del 2007 (Amato) e l’accordo quadro del 2008 tra Gheddafi e Berlusconi: nell’attesa Amnesty International ha accolto con piacere l’ascolto da parte del Ministro degli Interni.

In Nigeria Amnesty International ha richiesto la bonifica e la chiusura delle torce a gas Fleming impiantate da ENI (ma anche da Shell e Total) nel delta del fiume Niger che stanno provocando l’impoverimento della popolazione nigeriania.

Una grave lacuna è la mancanza del reato di tortura, sono stati ricordati i diversi casi in cui da parte delle forze dell’ordine è mancata la trasparenza del loro operato (Gabriele Sandri) e tutti quei giovani morti a seguito di uno stato di fermo (Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva).

Inoltre i casi di discriminazioni nei confronti di minoranze, come i migranti, i rom, gli omosessuali, i transgender  o chiunque porti con se una differenza vera o presunta, che non trovano una giusta punizione non essendoci legalmente un’aggravante per i crimini d’identità di genere o orientamento sessuale

In conclusione è stato proiettato lo spot di sensibilizzazione di Amnesty International  in cui l’attore testimonial Pietro Sermonti ha sponsorizzato l’energizzante per i diritti umani che, si spera, possa essere da tutti ampliamente abusato. 

(Valentina Savelli)

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