Una legge sulla libertà religiosa. Urgente, inutile, impossibile?

Il 15 maggio, presso la sala Mercede della Camera dei deputati si è svolto il convegno intitolato “Una legge sulla libertà religiosa. Urgente, inutile, impossibile?” organizzato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), iniziativa in collaborazione con la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) e con il Dipartimento per la libertà religiosa dell'Unione delle chiese avventiste (UICCA).

Nelle tre tavole rotonde in cui si è strutturato l'incontro si sono succeduti interventi di giuristi, rappresentanti di minoranze religiose e politici che hanno evidenziato quanto sia necessaria una legge sulla libertà religiosa in Italia in sostituzione di quella sui culti ammessi del '29.

 

L'impegno in questo senso è molto sentito anche da comunità protestanti che hanno  stipulato l'Intesa. Ciò anche perché, come testimonia Tiziano Rimoldi (UICCA) nel concreto, quando si è una minoranza, si hanno sempre delle difficoltà; difficoltà esplicitate dai rappresentanti di confessioni religiose che, seppur da anni in trattativa con lo Stato, non hanno ancora ottenuto l'Intesa. Franco Di Maria (Unione Induista Italiana), Mariangela Falà (UBI) e Abd as-Sabur Turrini della COREIS hanno parlato dei problemi che quotidianamente si trovano ad affrontare, dalla mancata assistenza spirituale nelle carceri e negli ospedali, alle difficoltà per la costruzione dei luoghi di culto. Manca una legge generale a cui si tenta di supplire con tavoli e singoli protocolli, un metodo di lavoro non idoneo che può portare a conseguenze discriminatorie come è accaduto in Lombardia, in cui dal 2005/2006 vige una legge sui mutamenti di destinazione d'uso di immobili che richiede, per centri sociali e luoghi di culto, il rientro nel piano di servizio.

Una legge sulla libertà religiosa non è necessaria solo per i credenti, ma anche per chi, ateo o agnostico, vive in un Paese in cui di fatto si elude il principio supremo della laicità dello Stato sancita nel 2005.

Il problema non riguarda solo la sfera del diritto. Sandro Oliveri (MPA) afferma che “la situazione italiana è cambiata negli anni e il modello di sviluppo che abbiamo costruito opprime l'individuo. Le religioni offrono una scala di valori che possono contribuire a ridare dignità all'uomo”.

Lo Stato laico è un must se si vogliono superare i conflitti, una struttura elastica permette a tutti di coltivare i propri valori; i concetti di laicità e pluralismo costituiscono un tentativo di conoscenza, più fedi significa più etiche in confronto.

(Monica Di Pietro)

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0