COSA IMMAGINARE ARTISTICAMENTE ISLAMICO

Giovedì 5 maggio si è tenuto, presso il MNAO di Roma, l’ultimo dei 5 incontri in collaborazione con il Tavolo Interreligioso di Roma: dopo Buddhismo e Induismo è stata la volta dell’Islam attraverso la testimonianza del giornalista e scrittore Omar Camilletti della Grande Moschea di Roma. Seguendo l’impostazione dei precedenti incontri la Presidente del Tavolo, la Professoressa Paola Gabbrielli ha intervistato Camilletti cercando di dissipare dubbi e stereotipi sull’Islam, religione che più di tutte, come ha sottolineato la dott.ssa Gabriella Manna (responsabile del Servizio Didattico MNAO) suscita particolari “curiosità” che, in taluni casi, sfociano nell’islamofobia. Come ha ricordato Omar Camilletti siamo spettatori di questa parabola soprattutto all’indomani dell’11 settembre 2001. 

 

L’arte si può rivelare un utile strumento attraverso cui conoscere e di conseguenza comprendere l’Islàm. Questa parola quasi sempre viene erroneamente tradotta con “sottomissione” anche se sarebbe preferibile il termine “pacificazione”. La religione musulmana non è una nuova religione ma è la terza, in termini cronologici, Rivelazione che si situa nel solco del monoteismo ebraico e cristiano. Il centro dell’Islàm è la Parola Divina del Corano. Il Corano non è un “prontuario di leggi”, né esiste una precettistica islamica: il rapporto con Allah è privo di intermediari, per cui ognuno è sacerdote di se stesso. Come l’Islàm, con i suoi 5 pilastri, si presenta essenziale e senza orpelli, al pari la moschea, riflettendone lo spirito, può avere una struttura estremamente semplice e scarna. La religione non ha bisogno dell’espressione artistica, né è al suo servizio: sua caratteristica è la grande duttilità che gli permette di adattarsi e adeguarsi a tutte situazioni assumendo dunque anche i canoni artistici e culturali del contesto che la vede protagonista. La grande moschea di Roma, costruita negli anni ‘80 dall’architetto Paolo Portoghesi, è uno splendido esempio di questa dimensione di dialogo e contaminazione tra le forme geometriche trascendenti, la realtà e i materiali utilizzati: il quadrato simbolo della condizione umana che raddoppiato dà vita alla stella a 8 punte (le 8 porte del Paradiso) si alterna all’uso del travertino romano e dei sampietrini.

 

Come per i precedenti incontri, la parte conclusiva è stata dedicata alla visita guidata, a cura della Dott.ssa Fusaro, delle collezioni del museo provenienti principalmente dall’Afghanistan e dall’Iran, uno dei centri di maggiore diffusione dell’arte islamica. Si tratta soprattutto di ceramiche invetriate graffite a motivi geometrici, pseudo-vegetali  e calligrafici: la scelta privilegiata della ceramica, materiale povero rispetto al più caro metallo, risponde all’esigenza di essere in conformità ad uno stile di vita, in linea con i principi islamici, morigerato e senza sfarzo eccessivo.

(Valentina Savelli)

 

 

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