"Nel segno del plenilunio. Nascita, risveglio e paranirvana del Buddha"

Il quarto appuntamento della serie di incontri organizzati dal MNAO in collaborazione con il Tavolo Interreligioso di Roma, tenutosi il 5 aprile, è stato riservato al buddhismo.

Ad offrire al pubblico presente un quadro generale di cosa effettivamente cerchi di racchiudere questo termine coniato nel 1800 in Europa, è la professoressa Mariangela Falà., Presidente dell’unione buddhista europea.

Attraverso le domande poste dal Presidente del Tavolo Interreligioso, Paola Gabbrielli, la prof.ssa Falà ha costruito un sentiero di semplice percorrenza attraverso un mondo così variegato e composito com’è quello della realtà buddhista. Il dharma o buddha-sasana, come viene chiamato in Oriente, deriva dall’esperienza di un uomo che rappresenta e rende esplicita ad ogni essere umano la possibilità che ciascuno di noi ha di poter vivere una vita come quella del Buddha.

Il quesito fondamentale attorno al quale molto si è scritto e dibattuto, è se il buddhismo sia una religione o una filosofia di vita. L’Occidente sin dal XVIII secolo ha cercato di comprendere il dharma ed ancora oggi si cerca di incanalarlo in una categoria che non gli appartiene.

 

Riguardo all’esistenza o non esistenza di una divinità l’uomo non può dare una risposta certa, e il buddismo afferma che non c’è risposta, solo silenzio in cui vi è la vita che stiamo vivendo; dobbiamo fare il passo, solo dopo vedremo se esiste o non esiste un Dio. Quello del buddhismo è un insegnamento che va al di là della nostra vita, non è una religione con un Dio, è realtà vivente che aiuta a percorrere la strada della buddhità attraverso le quattro verità nobilitanti ed arrivare alla comprensione di ciò che siamo, a vivere la nostra vita fisica per ciò che è, senza indulgere e senza cercare la felicità nell’avere. Le quattro verità nobilitanti e l’esperienza del Buddha sono il nucleo fondante e comune a tutte le scuole buddhiste esistenti. Possiamo distinguere tre principali correnti: la Theravada (scuola degli anziani), maggiormente diffusa in Sri Lanka, Birmania, Thailandia e Cambogia; la Mahayana, più concentrata su un lavoro di compassione, di apertura all’altro, si trova in Cina, Giappone, Corea e Vietnam, e la scuola Vajrayana, concentrata in particolar modo in Tibet, Mongolia ed isole giapponesi. Comune a tutte le scuole è poi il triplice gioiello, costituito dal Buddha, dal dharma e dal samgha, la comunità; esso è simbolo di rifugio, di qualcosa di saldo. Vi è inoltre la celebrazione di Vesak, che dal 2000 è stata considerata festa universale buddhista dalle Nazioni Unite. Durante la festa si ricordano i tre momenti centrali della vita del Buddha, la sua nascita, avvenuta per strada, a mezza via, il risveglio ed il suo passaggio avvenuto sempre nel medesimo periodo dell’anno. Durante questa festa si puliscono le case, ci si veste di bianco, si fanno beneficenza e doni ai poveri.

In Italia vi sono rappresentate tutte e tre le scuole buddhiste sopracitate, vi sono infatti delle comunità numerose provenienti dalla Cina, concentrate soprattutto a Milano, Roma e Modena, dallo Sri Lanka, dalla Thailandia e dal Vietnam, quest’ultima concentrata principalmente in Veneto. Purtroppo, come per altre confessioni religiose presenti nel territorio italiano, i templi utilizzati sono delle ex-villette o capannoni, e sempre gestiti da istituti privati.

A seguito della conferenza si è tenuta una visita guidata tra le bellezze di arte buddhista ospitate dal museo.

La partecipazione di un numeroso pubblico fa sperare che queste iniziative creino un senso comune attraverso la conoscenza dell’altro, unica strada percorribile per crescere ed affrontare le sfide di un mondo che è cambiato e che continua a correre mentre noi siamo ancora fermi.

 

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