"Induismo: un pensiero che si radica nell'esperienza e, con lo yoga, nel corpo stesso"

Giovedì 1 marzo, presso la Sala degli Specchi, del MNAO, si è tenuto il terzo incontro con il Tavolo Interreligioso di Roma. La Presidente Paola Gabbrielli ha intervistato l’avv. Franco Di Maria Sri Jayendranatha, Presidente dell’Unione Induista Italiana, cercando di focalizzare alcuni punti chiave della religione che, con un neologismo coniato attraverso una serie di passaggi linguistici,oggi chiamiamo induismo ma che più correttamente andrebbe denominata con una delle varie definizioni sanscrite, ad esempio sanatana dharma.

 

Per tentare di comprendere una religione così profondamente radicata nella complessa cultura dell’India, questo museo a cielo aperto, si è prima di tutto affrontata la diversità di pensiero tra Oriente e Occidente. La prima grande dualità tra Occidente e Oriente l’avv. Di Maria l’ha individuata nella contrapposizione tra ragione e intuizione, azione e contemplazione, separazione e identità. Il mainstream del pensiero occidentale è abituato a ragionare per concetti dicotomici che non contemplano, al contrario dell’Oriente, l’ambivalenza e la polisemia della Realtà. La via di salvezza del percorso religioso induista, il moksa, abolisce ogni separazione, portando all’identificazione con il Brahman l’Assoluto: il termine samadhi etimologicamente ci ribadisce questa totale identificazione con il Signore “adhi”. A differenza dell’occidentale il filosofo indiano può filosofare soltanto di ciò di cui abbia personalmente fatto esperienza così come un guru, un maestro spirituale, è tale solo in virtù del fatto che, inserito nell’ambito di un alveo tradizionale, indirizzi i suoi discepoli su di un percorso che egli per primo ha già intrapreso.

 

È stata chiarita la natura rigorosamente monoteista della religione induista, così come affermano i suoi testi sacri Rgveda “La Verità è una ma i saggi la chiamano con molti nomi” “ Dio è uno, Uno senza un secondo” quell’uno Ekam che esplode nello sfarfallio delle infinite forme e proprio perché Dio non ha volto tutti i volti sono i suoi.

 

Infine è stato spiegato il termine dharma: dalla radice sanscrita dr “sostenere”, “mantenere” il Dharma è ciò che mantiene e sostiene l’ordine cosmico, seguire il Dharma protegge, al contrario la sua violazione comporta un sovvertimento irrimediabile dell’equilibrio. È dunque piuttosto che una norma una nozione di equilibrio, di armonia nella consapevolezza della sostanziale unità di tutte le cose: consapevolezza che il gesto così umile e semplice del saluto indiano, il namaskaramudra, così  bene esemplifica mostrando che l’apparente molteplicità del reale (la mano destra e la mano sinistra) si trasforma in un’unità (le mani che si congiungono).

 

L’incontro è proseguito con la visita guidata alla preziosa collezione di arte induista che il MNAO ospita, e in particolare soffermandosi sulle alcune figure di divinità: Ganesha, la cui iconografia simbolica è stata illustrata dal Presidente dell’U.I.I., Shiva, Visnu e la Devi o Sakti.

 

La presenza di un pubblico cospicuo è la dimostrazione che iniziative del genere, in cui si faccia conoscenza in un’ottica interculturale, rispondono ad un bisogno di sapere diffuso. 

(Valentina Savelli)

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