Report del quarto seminario "Diritti umani, diversità e dialogo interreligioso"

Report del quarto seminario  "Diritti umani, diversità e dialogo interreligioso" sponsorizzato dalla Tony Blair FaithFoundation.


L'ultimo incontro del ciclo di seminari sul tema Faith & Globalization della Tony Blair Foundation si è svolto a Venezia, ospitato dall'Università Ca' Foscari nell'auditorium di Santa Margherita. Il tema dell'incontro è "Diritti umani, diversità e dialogo interreligioso" e, come ha spiegato il Rettore Carlo Carraro, Ca' Foscari «...è ben lieta di ospitare questa conferenza, i cui indirizzi sono in accordo con le stesse finalità didattiche di Ca' Foscari». Ma ancor più, prosegue il Rettore:« Data l'attuale situazione di globalizzazione, è necessario lavorare per una visione in cui sia il bene comune  l'obbiettivo, e non il bene individuale, idea tipica del neoliberismo, le cui conseguenze oggigiorno sono ben palesi». In linea con la prospettiva della Tony Blair Foundation, anche Carraro riconosce che le religioni, lungi dall'essere state inghiottite dalla secolarizzazione, sono ancora una fonte creativa e propulsiva nei diversi ambiti della società, da osservare e studiare quindi con un approccio multidisciplinare.

L'ambito del presente incontro è quindi la dimensione religiosa della questione dei diritti umani, del rispetto della diversità e di come ciò si instauri sotto forma di dialogo religioso. Il moderatore Fabrizio Marella, docente di diritto internazionale di Ca'Foscari, si limita a citare due punti problematici: anzitutto, rifacendosi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, orizzonte della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, confluita poi nella Costituzione Europea, rammenta il diritto della libertà religiosa come tra i diritti cardine dell'Europa. In secondo luogo tuttavia, v'è la pretesa di verità da parte di ognuna delle tradizioni religiose. Come rispondere a questa aporia? La domanda viene dunque passata ai quattro relatori invitati: Rav Benedetto Carucci Viterbi, presidente delle scuole ebraiche di Roma; lo Shaykh Abd-al-Wahid Pallavicini, Presidente della Comunità Islamica Religiosa Italiana; Monsignor Piero Coda, Presidente dell'Associazione Teologica Italiana; e Roberto Fortolan, Direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione.

Apre i lavori il presidente delle scuole ebraiche di Roma, proponendo un punto di partenza che sarà il cardine anche della riflessione degli interventi successivi: qual'è, per la religione ebraica (ma non solo) la fonte del diritto per l'uomo? Essa sta nell'essere "a immagine e somiglianza di Dio", o meglio dire un rispecchiamento di Dio. L'inalienabilità dei diritti dell'uomo si fonda su questa "gemellarità" con Dio. Tuttavia, se ogni uomo è simile a Dio, e da ciò si fonda la sua individualità, allo stesso tempo ogni uomo è palesemente diverso dagli altri uomini.

Da qui la riflessione sul valore della "identità nella diversità" e il valore positivo del rispetto della diversità porta ad una rilettura del mito della Torre di Babele. Se l'interpretazione classica spiega solo come la hybris dell'uomo ha distrutto l'originaria omogeneità di lingua e cultura, la rilettura di Viterbi illumina la positività della differenza tra gli uomini. La differenza delle lingue può portare al fraintendimento, certo, ma l'omologazione porta ad annientare l'individualità, e quindi la divinità nell'uomo, esattamente come gli uomini del mito annientano la divinità di Dio cercando di raggiungerlo costruendo la torre.

Proseguendo la riflessione, un interessante affermazione è stata quella di riconoscere che le religioni dovrebbero porsi  meno come detentrici di Verità. Quest'ultima, secondo l'ebraismo è come "un nucleo solido dalle tante facce". Di conseguenza, così come per l'ebraismo la consapevolezza dell'individuo è data sia da un movimento che parte dal sé, sia da un movimento che parte dagli altri, anche la religione deve per sua stessa ricerca della Verità confrontarsi non solo con le altre religioni, ma anche con la società secolare.

Anche l'intervento sull'Islam dello Shayk Pallavicini inizia ponendo il legame Dio-Uomo come fondativo della "unità nella diversità". Tuttavia ciò viene declinato con maggior enfasi verso la questione del dialogo interreligioso e sul diritto al riconoscimento del diritto di professare una religione. Così come ogni uomo è allo stesso tempo  pari e diverso dagli altri, così le religioni monoteiste sono legate dall'universalità del Dio unico. Allo stesso tempo tuttavia, esse devono sviluppare le proprie teologie e liturgie differenti. Ciò cui si deve puntare non è dunque un sincretismo, bensì il rispetto e il riconoscimento delle rispettive vie di salvezza.

Sempre sulla falsariga delle relazioni precedenti, Monsignor Piero Coda inizia col chiedere «quali siano i fondamenti dell'atteggiamento di fede che  portano verso il rispetto e la compagnia dell'altro». Di nuovo è la relazione Dio-uomo a fondare la dignità di quest'ultimo. L'unità nella diversità si riflette nella pluralità del Cristianesimo, le cui diverse confessioni si coappartengono di fronte all'unità di Dio. Inoltre vi sono diverse risorse teologiche che spingerebbero ad un mutuo riconoscimento tra diversi. L'incipit del Vangelo di Giovanni, azzarda Piero Coda, non potrebbe essere inteso come affermante che nel principio era il Logos, nel senso però di dia-logos, dialogo? Oppure, la kenōsis di Cristo di cui parla Paolo in Filippesi 2,7 potrebbe essere anche intesa come uno svuotarsi anche per fare spazio all'Altro e come mezzo per sfuggire alla tentazione di assolutezza tipica dei Monoteismi.

Dove, secondo Piero Coda, si situa storicamente la consapevolezza e la pratica di tali fondamenti? Nel Concilio Vaticano II, definito come sintomo di un nuovo periodo assiale per la religione cristiana ( ma non solo). Difatti oggigiorno vivere la diversità in relazione assumerebbe un aspetto kairologico, determinante, in quanto la qualità della relazione con l'Altro determina la qualità della relazione con Dio. Interessante inoltre è il riconoscimento che sono state la Modernità e la coscienza laica a spingere la cristianità a cercare dentro di sé quei principi teologici che informano documenti quali "Nostra Aetate" o "Dignitatis Humanae", i quali  fondano la volontà di dialogo interreligioso e il rispetto della libertà confessionale della Chiesa Cattolica. In conclusione tuttavia, c'è anche riconoscimento  di una certa mancanza di tali principi nella formazione del cattolico odierno.

L'ultimo intervento del Presidente del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione Roberto Fortolan pone l'accento sulla libertà religiosa, intesa come la "libertà di ricerca della Verità", intendendo quest'ultima in un accezione particolare. Essa è Verità vissuta, quindi comprendente anche (o soprattutto) pratiche e scelte che i credenti operano nella creazione della società. La legittimazione di tale situazione è sempre fondata sul concetto di unità nella diversità, qui declinato con un ottica più moderna, cioè chiamando in causa una comune umanità, più che la relazione Dio-uomo. Comunque anche qui il fondamento al dialogo si situa sulla stessa falsariga degli altri interventi. Una annotazione di Fortolan sottolinea  che ogni dialogante deve conoscere in primo luogo sé stesso. Di conseguenza, viene suggerito citando anche le parole di Bendetto XVI, le religioni dovrebbero chiedersi in primo luogo tra di loro "cosa è religione?" e, in relazione ai fatti del nostro tempo, quale sia la connessione tra violenza e religione.

 

Come si nota, è abbastanza esplicito un atteggiamento piuttosto irenico dei e tra i tre monoteismi sul tema dei diritti umani, della diversità e del dialogo interreligioso. Atteggiamento che si basa su una comune metafisica (parola greve per la contemporaneità!): l'inalienabilità dei diritti e della dignità dell'individuo si fonda sulla relazione con un unico Dio che accomuna Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Ciò lascia spazio comunque a vari interrogativi. In primo luogo, questa discussione su aspetti squisitamente metafisici e teologici, non rischia di lasciare insoluti altre questioni che concernono la relazione tra pratiche religiose vissute e diritti umani? Fino a che punto l'inalienabilità del diritto dell'individuo, soprattutto da un punto di vista laico, viene preservata collegandola ad un Dio, che, dal punto di vista storico-religioso, è frutto di determinate riflessioni teologiche? Sarebbe stato interessante un raffronto religioni e diritti umani anche dal lato più conflittuale. Per esempio l'eutanasia.

Tuttavia, si mantenga pure la discussione sul piano generale del rispetto della diversità e del dialogo interreligioso. Cosa accadrebbe se nel dialogo interreligioso entrasse un altro interlocutore con premesse metafisiche  e teologiche diverse? Come dialogare con delle tradizioni che discriminano ontologicamente tra uomo e uomo,legittimando ciò teologicamente e metafisicamente, come nel caso delle caste hindu?

Di fronte a tali domande i relatori hanno giustamente riconosciuto come il dialogo tra monoteismi sia decisamente più agevole che con il resto delle religioni. Difatti Secondo Piero Coda  un prossimo passo dovrebbe essere quello dei monoteismi abramitici che si confrontano sui due grandi fronti, quello della laicità e quello dell'oriente. Tuttavia è stata fatta un'importante affermazione da parte di tutti i rappresentanti: pur ammettendo che il problema  di talune irriducibilità dell'Altro c'è e rimane, esso ha bisogno di essere smussato, e bisogna scavare a fondo per cercare affinità che all'apparenza sembrano differenze. La Shayk Pallavicini è ancora più esplicito riferendosi alla Tradizione Primordiale che informa tutte le religioni, pur nella loro differenza. Anche il rappresentante di Comunione e Liberazione ruota la sua argomentazione attorno alla premessa di una comune umanità, nella misura in cui il dialogo con ogni religione dovrebbe partire da quelle domande fondamentali sulla vita e sull'uomo, che sarebbero uguali in ogni dove.

In conclusione, da un punto di vista storico-religioso, non si può non notare come l'aporia di un dialogo che funziona tra monoteismi, in quanto fondato su basi metafisiche e teologiche comuni, ma per questo in difficoltà verso tradizioni con metafisiche differenti, venga risolta assumendo che anche il Diverso è in realtà emanazione di un'unica Realtà. Il dubbio rimane riguardo a quanto questa semplicistica assunzione possa agevolare nel concreto il dialogo tra credenze e pratiche diverse, e quanto invece non sia un inconscio meccanismo per addomesticare l'alterità riducendola ad una base comune. Il problema è: chi si assume la responsabilità di definire questa base comune?

Una frase di Monsignor Coda mi è sembrata comunque pregnante, pur se sibillina: "l'oltrepassamento dell'umano  verso l'umano". Ossia, così la interpreto, abbandonare ogni velleità di definizione chiusa dell'essere umano, per permettere a tale categoria di abbracciare le pluralità e differenze del  mondo. Starà poi alle singole tradizioni vedere quanto e come accettare siffatta concezione di essere umano.

(Giovanni Lapis)

 

Scrivi commento

Commenti: 3
  • #1

    Yvette Fredenburg (mercoledì, 01 febbraio 2017 18:52)


    Sweet blog! I found it while browsing on Yahoo News. Do you have any tips on how to get listed in Yahoo News? I've been trying for a while but I never seem to get there! Thank you

  • #2

    Darla Lones (giovedì, 02 febbraio 2017 21:54)


    Admiring the persistence you put into your website and detailed information you present. It's great to come across a blog every once in a while that isn't the same unwanted rehashed information. Fantastic read! I've bookmarked your site and I'm including your RSS feeds to my Google account.

  • #3

    Keva Fennelly (venerdì, 03 febbraio 2017 17:50)


    You can definitely see your enthusiasm in the work you write. The sector hopes for more passionate writers such as you who aren't afraid to say how they believe. Always follow your heart.