seminario Fede e globalizzazione. La sfida dell’educazione

(ciclo di seminari: Le religioni nella sfera pubblica: le sfide per l’Italia e per il resto del mondo)

Università Cattolica del Sacro cuore, Milano, 10/11/11 

 

Nella grande e maestosa Aula Magna dell'Università Cattolica di Milano, di fronte a un pubblico vasto, composto in prevalenza da studenti universitari, insieme ad ospiti diversi, l’ex premier britannico, ora presidente della Tony Blair Faith Foundation, ha tenuto un discorso sul ruolo delle religioni nel mondo globalizzato. Dopo il saluto del Magnifico Rettore dell’Università ospitante,  Lorenzo Ornaghi, ed un breve intervento di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Blair ha esposto le sue convinzioni in tema di fede e ragione, di religione(/i) e politica, di globalizzazione e democrazia, tentando di rispondere alle urgenze che queste tematiche(problematiche) suscitano nel contesto attuale, nazionale e mondiale.


Premesso che “non ci sarà pace nel mondo se prima non si comprenderà il ruolo della religione” e che la presenza delle religioni nel mondo attuale è tutt'altro che in calo, anzi in molte aree e contesti assume sempre maggior peso, è evidente e auspicabile, secondo il relatore, un sempre crescente interesse verso le religioni e il loro studio, a fini non solo conoscitivi ma anche “civico-politici”. Comprendere le diverse religioni e farle dialogare rientra nel processo democratico dei paesi-mondo. Inoltre, fenomeni come estremismi religiosi o persecuzioni di minoranze religiose invitano ancor più alla sfida democratica di risoluzione pacifica dei conflitti da una parte e, dall'altra, secondo una prospettiva di fede,  di promozione di una religiosità e di un fervore religioso connesso ai valori umani di equità e giustizia (universali). Blair si allinea al pensiero del pontefice, Benedetto XVI, il quale nel suo discorso ad Assisi di quest'anno ha sostenuto che i detrattori della fede spesso spingono ad esiti violenti verso le religioni, o all'interno delle religioni stesse, rendendo così impossibile il processo di convivenza pacifica tra laici e credenti e tra fedi diverse. Per questo, il dibattito politico del 21° sec. non può prescindere da un discorso sulla fede e sulla religione, affrontando le religioni come prodotto sociale e culturale, ma anche psicologico e politico, non solo spirituale, interagendo nel dibattito tra laici e credenti. É sempre più urgente che la democrazia si faccia “amica” delle religioni e, a loro volta, che le religioni si facciano “amiche” della democrazia; laddove per democrazia si intende un sistema essenzialmente plurale e laico, anche se radicato in tradizioni storiche fortemente religiose. L'ex leader politico britannico prosegue tracciando il profilo tecnico e mentale della democrazia, esprimibile nei termini di un atteggiamento “aperto”: sul mondo, sugli altri, sulla diversità e sulla differenza. Secondo il suo punto di vista, pluralismo politico e pluralismo religioso vanno necessariamente di pari passo. A proposito della Chiesa Cattolica, la sua chiesa dal 2007 (a seguito della conversione posticipata a fine mandato),Blair fa l'esempio del Concilio Vaticano II, passaggio storico fondamentale a suo avviso, per aver segnato l'abbandono di idee filosofiche a vantaggio della preferibile adozione del linguaggio dei diritti umani, da parte del mondo cristiano-cattolico. Per Blair la questione è molto semplice: “la religione conta e la fede motiva”. Di conseguenza la politica necessita dell'appoggio delle religioni, così come le religioni, soprattutto quelle universaliste (monoteiste in particolare) non possono sottrarsi al compito di spingere l'interesse fideistico a coincidere con l'interesse democratico, e possono farlo solo, come si è detto, attraverso la mentalità aperta già descritta e attraverso “piattaforme di interreligiosità” (citando la terminologia testuale del relatore).

 

Le azioni concrete per attuare questi propositi esposti da Blair, a nome della sua fondazione, sono i seguenti: la formazione di agenti di pubblica sicurezza che sostengano e difendano questi valori; l'insegnamento e l'educazione al rispetto e alla dignità umana (già dalla scuola elementare); nonché l'alfabetizzazione religiosa dei leader nazionali. Specularmente, anche per i leader religiosi mondiali, in quanto paladini dei valori religiosi (posti come universali) si pone la grande sfida in questi termini: favorire e creare una cultura democratica. Le motivazioni personali dell'ex premier britannico sono tutte confessionali, anche se politicamente argomentate, convinto che Dio sia dalla parte dell'uomo e che gli uomini di fede abbiano quindi il compito di attuare il progetto, guidato da Dio, di verità, bellezza e giustizia. Blair testimonia la sua fede in questo modo e invita tutti i credenti a farlo, cattolici in primis, ovviamente, ponendo al centro della vita pubblica, laica e democratica, la partecipazione civica del fedele, motivato dalla ragione e ispirato dalla fede. Da un punto di vista teologico, infatti, i benefici di questo approccio ricadrebbero non solo sulla politica ma proprio sulla fede stessa e sui credenti, in quanto la fede è intesa in stretto legame con la ragione. Non si tratta di superstizione o di un sentimento/pensiero irrazionale (come molti dichiarano e accusano ancora oggi, dice Blair), bensì della ricerca della verità: per l'umanità non contro questa. Dunque non ci sarebbe conflitto tra fede e ragione perché entrambe conducono alla verità, considerata in modo assoluto ma non esclusivo, come sempre infinita e sfuggente all'uomo, il quale, infatti, non deve imporre in modo coercitivo le sue verità (religiose) agli altri ma, al contrario, deve porsi in maniera aperta al confronto e incontro con l'altro-diverso-da-sé.

 

Dice Vittadini, a seguito dell'intervento di Blair, riassumendo i punti fondamentali del seminario, che la fede intesa in questo maniera non controlla né definisce la vita dell'uomo, dunque non è un'imposizione violenta ma una fonte di rispetto e di apertura al mistero della vita e all'unicità dell'umana natura e della vita di ognuno. Per un mondo migliore le diverse religioni e fedi dovranno perciò unirsi in nome di una fratellanza universale, e lavorare al miglioramento delle condizioni umane (sociali, culturali, materiali e spirituali).

 

In conclusione, con le parole di Blair: “la fede appartiene al mondo e il mondo ne ha bisogno”. La sua visione fideistica del mondo, quindi dell'uomo e della storia, sono connotate dalla sua tradizione religiosa (cristiana) e non confligge, ovviamente, con la prospettiva democratica (occidentale), anzi la determina e sostiene.

 

La domanda costante e irrequieta che sorge a chi come noi studia le religioni (da una prospettiva storica e culturale), è se questo auspicato o auspicabile dialogo (inter)religioso tra le diverse fedi sia davvero possibile e realizzabile su scala mondiale, o eventualmente a quale “prezzo”, considerando che alcune categorie storiche come “laicità” sono più facilmente riscontrabili in alcune tradizioni religiose piuttosto che in altre. In ogni modo, vedere le questioni religiose all'ordine del giorno nel dibattito pubblico, non può che suscitare il nostro favore e interesse, dandoci sempre nuove motivazioni e stimoli per continuare il nostro lavoro, approfondire i nostri studi e realizzare i laboratori  di storia delle religioni nelle scuole.

 

In questa sede non abbiamo commentato le parole di Blair ma ci siamo limitati a riportarne il contenuto, anche se, una piccola osservazione in merito, come spunto di riflessione storico-religiosa, è relativo alla prospettiva di fede esposta con evidenza da Blair, in linea con il pontefice attuale, in cui l'elemento paolino-agostiniano della della grazia si perde o quantomeno perde la sua centralità, insieme alla funzione kenotica e salvifica della croce (“scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”, Cor 1, 17-25) in favore della razionalità (volta all'interesse umano).  In questo senso le questioni e le curiosità sarebbero molte, rimandiamo però l'approfondimento ad altra sede...

(Annalisa D'Andrea)

 

 

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Commenti: 3
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