16° Festa internazionale per la pace

Il nostro inviato Annalisa D'Andrea ha partecipato alla celebrazione della “Giornata Mondiale dedicata alla Pace e alla non violenza” indetta dalle Nazioni Unite, “The UN General Assembly declared the 21st of September as a day of global ceasefire and non-violence, an invitation to all nations and people to honour of hostilities”. Ecco il suo report.

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Durante la mattina, presso la Sala della Conciliazione, palazzo Comunale di Assisi,  si è tenuto il seminario “Pace, Diritti umani, Cooperazione Internazionale, il VI Convegno Immigrazione, integrazione e dialogo interculturale”, in sintonia con la proclamazione da parte dell'Assemblea Generale delle NU del 2011 quale Anno Internazionale delle Persone di origine Africana, cui ha

contributo anche la regione Umbria.


I relatori intervenuti sono:

Claudio Ricci, sindaco di Assisi;

Isabella Procacci, Vice Rettore Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi;

Masa Mbatha Opasha, tenore, compositore, poeta;

Stefania Giannini, Rettore Università per Stranieri di Perugia;

Bibi Guru Inder Kaur, Pres. Flags for Peace;

Daniele Scaglione, Resp. Compaigning Action Aid, Ex Pres. Amnesty International;

Luigi de Salvia, Segr. Gen. Sez. Italiana Religions for Peace (WCRP).

 

Purtroppo sono riuscita ad assistere esclusivamente agli ultimi due interventi elencati, rimanendo soddisfatta e colpita dall’efficacia dei rispettivi relatori. Il prof. Scaglione si è soffermato sulla storia del genocidio rwandese, leggendo questo triste episodio come esempio del mancato intervento delle Nazioni Unite e, di conseguenza, interpretandolo come un esito fallimentare dell’organizzazione mondiale che poggia le sue fondamenta sulla difesa dei diritti umani universali sanciti dalla Dichiarazione del 1948. Scaglione ha aggiunto, infatti, che, se la tempistica e l’investimento dei mezzi a disposizione delle Nazioni Unite fossero stati coordinati cum grano salis, il “genocidio lampo” si sarebbe potuto evitare, o come minino il numero di vittime civili sarebbe stato sicuramente meno ingente.


Parafrasando le sue parole apprendiamo, però, che americani ed europei, in base a calcoli quasi meramente economici, non hanno reputato opportuno intervenire in questa missione. L'universalità dei diritti umani, dunque, diviene retorica posticcia, sbandierata solo sulla carta, nel momento in cui non si esplicita nel principio di uguaglianza nella dignità di tutte le persone.


Il professore de Salvia, nel suo intervento ha sottolineato , a nome di Religions for peace e Artists for peace,  l'importanza e l’urgenza di dare vita a piattaforme che abbiano come obiettivo la costruzione della pace. Questa, ha sottolineato il relatore, non è affatto scontata , anzi la “natura” non pacifica dell'uomo e delle società umane minano la sua esistenza quotidianamente. Promuovere la pace vuol dire rispettare, conoscere e comprendere il disagio celato in ogni atto di violenza, di qualunque tipo e vuol dire anche meravigliarsi ed essere grati per tutto ciò che non è violenza.


“La pace è l'orizzonte, dunque, non la realtà. Bisogna prendersi cura della violenza e non farsi contagiare”. Questo è il dictat che De Salvia prova a declinare nel suo operato e, nella fattispecie, nel suo ospedale con i suoi pazienti.

Molte tradizioni religiose, afferma il professor De Salvia, presentano nel proprio grembo uno sforzo teso verso la ricerca della pace e diviene perciò importante dare spazio anche all'invocazione e alla preghiera rivolta alla pace e alla sua costruzione. 

 

 

Alle 12.00, in sintonia con la “Peace Bell Special Ceremony” delle NU, ha suonato la campana della torre del Palazzo Capitano del Popolo, sede dell'ufficio per il Sostegno alle NU, seguito dalla celebrazione delle “Bandiere per la Pace”.  Un palco appositamente allestito nella piazza è stata la scenografia in cui si sono susseguiti gli interventi di diverse personalità che, in maniera vivace e dinamica, hanno portato un saluto al pubblico in forma di preghiera oppure proponendo una personale riflessione sul tema della pace.

 

Sono intervenuti esponenti del mondo religioso e laico, quali un monaco buddhista, un ragazzo rappresentante dell'UGEI (Unione Giovani Ebrei d'Italia), alcuni esponenti di Yogadharma. Hanno preso parte al saluto-invocazione per la pace anche  Luigi de Salvia di Religions for Peace, Silvio Daneo, esponente del movimento laico della Chiesa Cattolica, Movimento dei focolari (Focolare Movement, Work of Mary) e Gemma Vecchio, presidente di Casa Africa Onlus, con i quali ho avuto il piacere di trascorrere insieme il viaggio di andata da Roma.


Non bisogna dimenticare i saluti rivolti dalle istituzioni: il sindaco di Assisi e la preside della scuola “E. Mattei” di Cerveteri hanno preso anch’essi la parola.


Anche Uva-Universolaltro ha preso parte a questo importante evento ribadendo l’impegno volto alla diffusione e alla promozione della conoscenza e del sapere relativo alla cultura storica-religiosa (premesse che reputiamo indispensabili per la costruzione di un orizzonte pacifista e per la risoluzione non violenta dei conflitti). Il lavoro di Uva parte dalle scuole, proprio laddove è possibile instillare fiducia nel dialogo interculturale e interreligioso tra i popoli.  

 

I ragazzi delle scuole, infine, sono stati gli altri fondamentali protagonisti della giornata: chiamati a celebrare le cosiddette “bandiere per la pace”, ognuno di loro era “rappresentante” di una bandiera di una nazione del mondo! La manifestazione si è conclusa nella Chiesa di S. Francesco con un intervento del parroco.

 

Vorrei qui condividere con voi un fatto di cui sono stata spettatrice, che ha attirato la mia attenzione  e ha stimolato la mia curiosità. Alcuni studenti hanno preferito restare fuori dalla chiesa, motivando questa scelta nel nome del rispetto per le religioni, pensando che in quanto non cattolici (o forse atei) non avessero né il dovere né il diritto di prendere parte a quel momento, ultima fase della celebrazione delle “bandiere per la pace”. Dal loro punto di vista si mostravano, in tal modo, coerenti con il proprio orientamento (non) religioso: hanno preferito restare fuori, senza accedere al luogo sacro (la Chiesa di San Francesco) in cui avveniva l'ultimo atto della cerimonia. Sebbene questa chiesa venga ritenuta un simbolo di pace non solo dai cattolici  gli studenti si sono dimostrati perentori nella loro decisione. Una loro docente rispettava e appoggiava la loro decisione, reputandola matura, mentre un'altra li ammoniva di non aver compreso in fondo “l'ecumenicità” dell'evento, infastidita dalla presa di posizione degli studenti.

 

Non mi sono permessa di intervenire e non ho fatto in tempo nemmeno ad interagire con i ragazzi per approfondire la questione. Questo espediente, incastonato nelle numerose occasioni di scambio e di confronto della giornata, mi ha dato occasione di riflettere: partendo dall’assunto che il rispetto delle scelte individuali è l'indispensabile presupposto delle relazioni e della vita comunitaria, in questo caso specifico ciò su cui sarebbe stato importante porre l’accento, probabilmente, era la necessità di promuovere  atteggiamenti di apertura nei confronti della diversità, al fine di coltivare quel rispetto che non si limita al distacco, ma si pone in rapporto dialogico con l'altro, attraverso l'incontro (e, anche, attraverso l’eventuale scontro!).


Credo, dunque, che sia necessario, quasi come approccio alla vita, porsi interrogativi e affinare il proprio senso critico, senza mai dare nulla per scontato e senza credere di essere sempre dalla parte della ragione. Meglio cercare la verità che averla con sé!

 

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